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1 settembre 2023
Aggiornata il 7 luglio 2026
青龍武德
qīnglóng wǔdé
Le virtù degli artisti marziali e delle artiste marziali del Drago azzurro
Un codice morale vecchio di millenni
Uno dei due ambiti in cui opera la ASD Drago azzurro è quello delle arti marziali tradizionali cinesi e delle discipline a queste affini.
Sono un artista marziale a tutto tondo. Studio, pratico e insegno il 太極拳 tàijí quán, il 導引 dǎoyǐn e il 氣功 qìgōng.
L'incontro in adolescenza con il daoismo mi ha avvicinato a queste discipline, il cui studio a loro volta, mi ha portato ad approfondire ulteriormente la visione daoista del mondo.
Gli anni di studio e di pratica mi hanno portato a elaborare la mia idea di scuola di arti marziali.
Un luogo dove le persone possono ritrovarsi e incontrarsi. Dove dialogare e confrontarsi. Per questo il centro Drago Azzurro non è una semplice palestra dove praticare vari tipi di ginnastica.
Il centro Drago Azzurro è per me un vero e proprio 武術館 wǔshù guǎn, dove divulgare la filosofia delle arti marziali cinesi e, soprattutto, promuovere la cultura delle arti marziali cinesi.
Le arti marziali, per quanto attraverso i secoli si siano trasformate, si siano evolute, hanno praticamente da sempre elaborato un "codice morale", un "codice etico".
La più antica testimonianza scritta in nostro possesso di un "codice morale" è contenuta in un'opera conosciuta con il nome di 《左傳》 zuǒzhuàn (durante la dinastia 漢 hàn era anche conosciuto con il titolo 《春秋左氏傳》 chūnqiū zuǒ shì zhuàn).
È una storia scritta in forma di cronaca cronologica, che registra la storia dei vari Stati della Cina centrale durante la dinastia 周 zhōu, nel periodo delle Primavere e degli Autunni (春秋時期 chūnqiū shíqí), dal 722 a.C. al 468 a.C., per un totale di 255 anni.
L’opera non è solo un semplice commento, ma un resoconto storico dettagliato in forma narrativa, fondamentale per la comprensione del periodo delle Primavere e degli Autunni. È tradizionalmente attribuita a 左丘明 zuǒ qiūmíng, contemporaneo di Confucio.
L'opera è divisa in 35 volumi ed è la più lunga fra i cosìdetti "Tredici classici" (《十三經》 shísān jīng). Nel grande insieme delle opere della "biblioteca imperiale cinese" chiamata "Quattro Biblioteche" (四庫全書 sì kù quánshū) quest'opera è, infatti, classificata come testo classico (經部 jīng bù).
Nel capitolo 宣公十二年 xuān gōng shí'èr nián sono elencate le sette virtù della marzialità (intesa come forza militare) chiamate 武有七德 wǔ yǒu qī dé:
禁暴
fūwǔ
Reprimere la violenza o l'oppressione.
戢兵
jíbīng
Mettere a riposo le armi, contenerle (cioè non abusarne)
保大
bǎodà
Proteggere ciò che è grande (inteso come il bene comune, lo Stato, l’ordine).
定功
dìnggōng
Stabilire/consolidare le imprese (o i meriti).
安民
ānmín
Pacificare il popolo, garantire stabilità alla popolazione.
豐財
hézhòng
Armonizzare le masse, unire il popolo.
豐財
fēng cái
Arricchire le finanze, la prosperità economica.
Ecco il brano:
屢豐年,夫武,禁暴,戢兵,保大,定功,安民,和眾,豐財,者也
lǚ fēngnián, fū wǔ, jìn bào, jí bīng, bǎo dà, dìng gōng, ānmín, hé zhòng, fēng cái, zhě yě
Anni di abbondanza si susseguono; la forza militare serve a reprimere la violenza, contenere le armi, proteggere ciò che è grande, consolidare le imprese, pacificare il popolo, armonizzare le moltitudini e arricchire il paese.
Il fatto che fin da tempi remoti in Cina si sia cercato di "normare" la forza militare attraverso un codice morale non implica che i valori che componevano questo codice fossero automaticamente messin in pratica o che fossero riconosciuti in modo universale.
In secondo luogo, le idee, i concetti espressi dalle parole possono sempre essere "interpretati" in modo soggettivo. In particolar modo quando si fa riferimento a periodi storici lontani e a culture molto differenti.
In poche e semplici parole ciò che per me significa "giustizia" per un'altra persona può significare ingiustizia.
Tenendo presente questi aspetti la presenza di un codice morale fa comprendere come da sempre l'essere umano ha compreso di dover limitare, arginare, gli effetti dell'azione militare, della violenza di cui l'uomo è capace.
Ispirato da questa lunga tradizione nel corso degli anni ho dato vita a un mio personale 武德 wǔdé, che ho sviluppato attraverso la tradizione daoista e che è diventato il codice morale della scuola di arti marziali tradizionali Drago Azzurro di cui ho l'onore di essere il maestro caposcuola. Un codice che vuole ispirare ogni singola persona che entra a far parte della nostra grande "famiglia allargata".
Come è avvenuto nei tempi passati, tutt'oggi, non esiste uno standard per il Wude. Ogni scuola di arti marziali, infatti, elabora il proprio codice e i propri valori a seconda del proprio "sentire" e "vivere" le arti marziali.
Quelle che seguono sono le sette virtù che compongono il codice morale del Drago Azzurro.
Francesco Russo
一
靜
jìng
Quiete
Il carattere 靜 jìng è il perno dell'intero sistema di valori del Drago Azzurro. Senza una condizione di quiete non solo non possono essere messe in atto le altre sei virtù, ma non è neanche possibile svolgere la pratica del Taiji Quan o del DaoYin con efficacia.
La stanza 16 del 道德經 dàodéjīng pone, infatti, la QUIETE come pratica: raggiungi l'estremo vuoto, mantieni con sincerità la quiete, che consente di mettere in atto la COSTANZA.
Il passaggio più importante per comprendere la QUIETE è contenuto nella stanza 45 del Daodejing, che collega direttamente 靜 jìng alla RETTITUDINE 正 zhèng.
In questa stanza è sottolineato come la RETTITUDINE nasce dalla QUIETE.
Il 內業 nèiyè, uno dei testi più antichi della tradizione daoista dedicato all'auto coltivazione, è ancora più esplicito riguardo la QUIETE: la Via viene da sé; si può ottenere con la quiete, si perde con l'agitazione.
Il Neiye continua: libera con rispetto la tua dimora [il cuore], e l'essenza vitale [精 jīng] verrà da sé. Il cuore/mente ordinario è "abitato" da agitazione, desideri, pensieri dispersivi — è una dimora ingombra. Jing è l'atto di sgomberare questa dimora.
Il punto cruciale è che lo sgombero non è il fine: è condizione perché qualcos'altro possa arrivare e stabilirsi — l'essenza vitale, che nel vocabolario del Neiye è proprio ciò che rende un essere vivo, radicato, pienamente presente invece che disperso e assente a se stesso.
Questo passaggio del Neiye è la fonte testuale più antica che oggi abbiamo a disposizione dell'idea che la presenza a sé stessi richiede lo svuotamento del rumore interiore. Jing quindi è la porta verso la presenza a sé stessi/e.
二
恆
héng
Costanza
Secondo la tradizione daoista la COSTANZA non è sinonimo di ripetizione meccanica, ma un ritorno ciclico alla radice.
Sempre nella stanza 16 del Daodejing si descrive così il processo: le diecimila cose fioriscono e ciascuna ritorna alla propria radice; questo ritorno è chiamato QUIETE. La quiete è chiamata "compimento del destino". Il compimento del destino è chiamato costanza (常/恆 cháng/héng).
Sempre secondo il Daodejing: Conoscere questa COSTANZA significa vivere una condizione di illuminazione.
La tartaruga incarna il principio della costanza su due livelli.
Nel capitolo intitolato 秋水 qiūshuǐ (Le acque d'autunno) dello 莊子 zhuāngzǐ, si racconta come quando a Zhuangzi viene offerto un incarico ufficiale, egli risponde con la metafora della tartaruga.
L'episodio si trova verso la fine del capitolo ed è uno dei più celebri dell'intera opera per la sua ironia tagliente nei confronti del potere politico.
Zhuangzi si trova a pescare sulle rive del fiume 濮 pú, in un momento di quiete e distacco dagli affari del mondo.
Il re del regno di 楚 chǔ, venuto a conoscenza della sua fama di uomo saggio, gli invia due funzionari con un incarico solenne: offrirgli la guida degli affari del regno, affidandogli cioè la responsabilità di governo di altissimo livello — un onore a cui, nella cultura cinese classica, ci si sarebbe aspettati che qualunque uomo di valore aspirasse.
Zhuangzi, senza nemmeno voltarsi verso i due messi né interrompere la sua pesca, risponde con una domanda che è insieme un aneddoto e una provocazione. Racconta che nel regno di Chu esiste una tartaruga sacra, ormai morta da tremila anni. Il re la custodisce avvolta in un panno prezioso, riposta in un cesto, conservata nel tempio ancestrale, dove viene venerata come oggetto divinatorio e oggetto di culto.
A questo punto Zhuangzi pone ai due funzionari la domanda cruciale: questa tartaruga preferirebbe essere morta, ma con le sue ossa venerate e onorate in un tempio, oppure preferirebbe essere ancora viva, anche se questo significasse trascinare la coda nel fango?
I due messi rispondono, senza esitazione, che la tartaruga preferirebbe essere viva, anche a costo di trascinare la coda nel fango.
Al che Zhuangzi conclude semplicemente: andatevene, allora — anch'io preferisco trascinare la mia coda nel fango.
La costanza autentica, suggerisce questa storia, non è la permanenza immobile di una reliquia, ma la continuità di una vita vissuta secondo la propria natura, anno dopo anno, senza cercare "gloria".
Questa storia insegna come il prestigio e il successo che da questo deriva, per quanto solenne, trasforma chi lo detiene in un oggetto — venerato, sì, ma morto, immobilizzato, ridotto a funzione simbolica al servizio di altri (il re consulta le ossa della tartaruga per scopi divinatori: la usa, non la rispetta come essere vivente).
La vita autentica preferisce il "fango alla teca": vivere secondo la propria natura — anche nella condizione più umile, più sporca, meno prestigiosa — vale più che essere onorati da morti.
È un rovesciamento radicale dei valori confuciani, per cui il servizio allo stato e il riconoscimento pubblico rappresentano il culmine della realizzazione umana.
La tartaruga, che continua a trascinarsi nel fango giorno dopo giorno, incarna proprio la costanza perché continua a essere ciò che è, secondo il proprio corso naturale, senza scopo ulteriore.
三
正
zhèng
Rettitudine
Il daoismo non concepisce 正 zhèng come una virtù da imporre o verificare dall'esterno.
Come illustrato nella prima virtù, la stanza 45 del Daodejing fa derivare Zheng direttamente dalla quiete: 清靜爲天下正 qīngjìng wéi tiānxià zhèng (Purezza e quiete sono la rettitudine del mondo).
La stanza 57 del Daodejing aggiunge una sfumatura politica: si governa lo stato con la rettitudine, si conduce la guerra con la sorpresa, ma si conquista il mondo senza intervento (無事 wúshì).
Instaura una piccola gerarchia fra i registri dell'azione: la rettitudine basta per l'ordinaria amministrazione, ma per governare in senso pieno serve il non-agire. Zheng non è il punto d'arrivo, ma un gradino intermedio. È ancora un'azione, un intervento attivo sul mondo (per quanto giusto). Zhen deve emergere spontaneamente dal basso, attraverso la modestia, come conseguenza della quiete.
La stanza 78 chiude con un paradosso tipicamente daoista: 正言若反 zhèngyán ruò fǎn (le parole rette sembrano il loro contrario) — la vera rettitudine spesso appare, a uno sguardo superficiale, come la sua negazione. Ciò che è davvero corretto, come l'acqua, è cedevole e vince il duro, la debolezza che vince la forza, appare, a uno sguardo abituato ai criteri convenzionali di forza e rettitudine, come il proprio contrario — debolezza, sottomissione, assenza di carattere.
Un responsabile di un'azienda scopre che un dipendente ha commesso un errore grave, che ha causato un danno concreto all'azienda. Il manager "esemplare" secondo il senso comune convoca una riunione, richiama l'errore davanti al team, magari sanziona formalmente — dando l'impressione di "fare giustizia", di essere rigoroso e retto. Ma spesso è il manager che affronta l'errore in privato, senza umiliare nessuno, che si concentra sul correggere il processo piuttosto che sul punire la persona — a costruire nel tempo un ambiente più onesto, dove i futuri errori vengono ammessi subito invece che nascosti per paura. La rettitudine che si mostra come severità pubblica genera più menzogne future; quella che sembra "indulgente" genera più verità.
la rettitudine autentica nasce dalla quiete e si manifesta come non-intervento, essa non potrà mai "sembrare" rettitudine nel senso convenzionale del termine — che normalmente si associa a fermezza, decisione, intervento correttivo visibile. La vera rettitudine è strutturalmente destinata ad apparire come il proprio opposto a chi giudica con i criteri ordinari.
Il Neiye sottolinea come la rettitudine sia una condizione psicofisiologica di equilibrio e stabilità del cuore, che ha come conseguenza (non come causa) un comportamento e una percezione corretti.
Infine, una rettitudine che avesse bisogno di un simbolo per essere riconosciuta sarebbe già, in qualche misura, tradita: si mostrerebbe come virtù performata, non come condizione silenziosa che nasce dalla quiete.
四
謙
qiān
Modestia
Il Daodejing offre due immagini dirette del concetto di modestia. Nella stanza 66 si osserva che fiumi e mari diventano re delle cento valli proprio perché sanno stare in basso rispetto a esse: è la posizione più bassa, non quella più alta, a garantire la confluenza e dunque la sovranità.
La stanza 22 sottolinea che chi non si mette in mostra risplende; chi non si vanta ha merito duraturo. La modestia, in questo senso, non è debolezza performata né rinuncia passiva, ma la condizione stessa che rende possibile la grandezza — esattamente come la spiga matura, che si piega sotto il proprio peso mentre quella vuota resta dritta.
謙 qiān, dal punto di vista etimologico, è composto dal radicale della parola/discorso (言 yán) e da un elemento fonetico che nei testi più antichi porta anche il senso di "insufficiente", "non pieno" — coerentemente con l'immagine del capitolo 22 (chi non si vanta) e con quella della spiga che si piega perché piena, che invece resta vuota se dritta. Il nucleo semantico originario di Qian è quindi legato al parlare di sé con misura, al non riempire i propri discorsi di autoelogi.
五
善
shàn
Benevolenza
La vera benevolenza non si distingue, agisce come l'acqua: ovunque, silenziosamente, senza reclamare per sé alcun riconoscimento. Il passaggio fondamentale resta la stanza 8 del Daodejing: il sommo bene è come l'acqua — giova a tutte le cose senza contendere, e si pone dove gli altri disdegnano di stare.
上善若水,水善利萬物而不爭,處衆人之所惡
shàng shàn ruò shuǐ, shuǐ shàn lì wànwù ér bù zhēng, chǔ zhòngrén zhī suǒ wù
L'albero nel seguire la sua natura è benevolo, offre la propria ombra, offre i propri frutti in modo disinteressato e senza fare distinzioni.
La stanza 81, che chiude il Daodejing, offre la formulazione più limpida: la via del cielo giova e non danneggia; la via del saggio agisce e non contende.
天之道,利而不害;聖人之道,爲而不爭
tiān zhī dào, lì ér bù hài; shèngrén zhī dào, wéi ér bù zhēng
La bontà daoista è quindi definita in negativo: non tanto "fare il bene" in senso attivo e dimostrativo, quanto non nuocere, non competere, non trattenere per sé.
六
慈
cí
Compassione
L'immagine associata a 慈 cí è una figura cosmica — la Madre (母 mǔ).
È uno dei Tre tesori che il saggio custodisce, illustrati nella stanza 67 del Daodejing:
我有三寶,持而保之:一曰慈,二曰儉,三曰不敢爲天下先。
wǒ yǒu sānbǎo, chí ér bǎo zhī: yī yuē cí, èr yuē jiǎn, sān yuē bù gǎn wéi tiānxià xiān.
Ho tre tesori che custodisco e proteggo: il primo è la compassione, il secondo è la sobrietà, il terzo è il non osare mettersi davanti a tutti.
Questa collocazione fra i Tre tesori distingue nettamente la compassione da tutte le altre virtù: non è un effetto secondario di un'altra qualità (come Zheng che nasce da Jing), né una virtù definita per sottrazione (come Shang), ma un valore positivo, coltivato e dichiarato come tale — l'unica, tra i sette valori, che il Daodejing rivendica apertamente in prima persona.
La compassione è un amore che dà vita senza trattenere per sé ciò che genera.
Questo lega compassione alla benevolenza: come l'acqua giova a tutte le cose senza contendere, così la Madre genera e nutre senza appropriarsi.
La stanza 67 lega esplicitamente la compassione al carattere a 勇 yǒng: "dalla compassione deriva la capacità di essere coraggiosi".
Nel Daodejing sono posti in sequenza causale diretta: non si tratta di un coraggio nonostante la compassione, ma di un coraggio che nasce da essa — la stessa forza che rende una madre capace di proteggere con determinazione assoluta ciò che ama, senza che questo contraddica in nulla la tenerezza del suo amore.
È la tigre che protegge i cuccioli, non il guerriero che combatte per la gloria: il coraggio che nasce dalla compassione non cerca lo scontro, ma non arretra quando la cura per l'altro lo richiede.
七
勇
yǒng
Coraggio
La stanza 73 del Daodejing distingue due forme di coraggio: il coraggio che osa con audacia porta alla morte; il coraggio che osa trattenersi porta alla vita.
勇於敢則殺,勇於不敢則活
yǒng yú gǎn zé shā, yǒng yú bùgǎn zé huó
La stanza 67 ne rivela la radice, la compassione — il vero coraggio non nasce dall'aggressività, ma da una forma di cura così salda da non aver bisogno di dimostrarsi con la forza.
Nel capitolo 達生 dáshēng (Comprendere pienamente la vita) dello Zhuangzi, è contenuta la storia del gallo da combattimento.
L'allevatore 紀渻子 jì shěngzǐ addestra un gallo da combattimento per il re, ma per quattro volte, quando il re gli chiede se l'animale è pronto, risponde di no: prima perché il gallo è ancora pieno di boria vuota e reagisce a ogni stimolo; poi perché si agita ancora al minimo rumore o ombra; poi perché il suo sguardo è ancora fiero e la sua energia dispersa in scatti d'ira. Solo alla quarta richiesta l'allevatore dichiara il gallo pronto: ormai, dice, anche se un altro gallo lo provoca, lui non reagisce più — sembra fatto di legno.
雞雖有鳴者,已無變矣,望之似木雞矣 jī suī yǒu míng zhě, yǐ wú biàn yǐ, wàng zhī sì mùjī yǐ.
Il suo 德 dé è talmente piena e centrata che nessun altro gallo osa più affrontarlo: alla sua sola vista, gli avversari si voltano e fuggono, senza che sia stato dato un solo colpo.
Il Liezi offre un racconto che arricchisce la stessa idea da un'altra angolazione: il nuotatore delle rapide di 呂梁 lüliang sopravvive a una corrente considerata mortale per chiunque non contrastandola, ma assecondandone il moto naturale.
Qui il coraggio non è resistenza muscolare contro la forza della corrente, ma abbandono fiducioso al flusso: la sopravvivenza nasce proprio dal rinunciare a combattere ciò che non si può vincere con la forza diretta.
Il gallo immobile "come fosse fatto di legno" e il nuotatore che asseconda la corrente condividono la stessa struttura della virtù della quiete e della costanza: un'apparente passività che è in realtà pienezza assoluta, non vuoto. Come il ritorno alla radice della stanza 16 del Daodejing non era inerzia ma compimento del destino, così l'immobilità del gallo non è mancanza di forza ma il suo massimo grado di concentrazione — talmente centrata da rendere superfluo ogni confronto diretto.
Il coraggio daoista, in questo senso, non è l'ultimo gradino di una scala che si allontana dalla quiete iniziale, ma la sua stessa forma più matura e messa alla prova: la quiete che ha attraversato lo scontro con l'ostacolo (l'avversario, la corrente) e ne è uscita non intaccata, ma confermata.
靜 jìng è la prima virtù. È il perno dell'intero sistema.
恆 héng e 正 zhèng seguono immediatamente, nell'ordine in cui compaiono le due derivazioni dirette come illustrato dalla stanza 16 e dalla stanza 45.
謙 qiān segue 正 zhèng per continuità di meccanismo (l'autenticità non esibita).
善 shàn segue 謙 qiān per continuità di immagine (l'acqua, il basso).
慈 cí segue 善 shàn perché entrambe condividono il "dare senza trattenere", ma 慈 cí aggiunge la dimensione relazionale che 善 shàn non ha.
勇 yǒng chiude, derivando esplicitamente da 慈 cí (stanza 67), esattamente come 恆 héng e 正 zhèng derivano da 靜 jìng in apertura — creando una struttura ad arco, con 靜 jìng e 勇 yǒng come i due poli (fondazione silenziosa da un lato, azione risoluta dall'altro) e i cinque caratteri intermedi come sviluppo progressivo tra i due.
Lunedì
Corso Taiji Quan tradizionale della famiglia Chen (principi del movimento) 1° turno
18:00 - 19:00
Studio dei principi fondamentali per comprendere la biomeccanica del corpo.
Corso Taiji Quan tradizionale della famiglia Chen (principi del movimento) 2° turno
19:00 - 20:00
Studio dei principi fondamentali per comprendere la biomeccanica del corpo.
Corso Taiji Quan tradizionale della famiglia Chen (elementi di combattimento tradizionale)
20:00 - 21:00
Applicazioni, combattimento tradizionale ed elementi di difesa personale.
Martedì
Corso Ginnastica del benessere - QiGong - DaoYin - DaoYin yangsheng gong
DaoYin & QiGong
9:00 - 10:00
Studio delle sequenze classiche e moderne di DaoYin e di QiGong.
Stret & Flex
11:30 - 12:30
Esercizi di stretching per sciogliere il corpo e mantenerlo tonico ed elastico.
Corso Taiji Quan per Parkinsoniani
12:30 - 13:30
Taiji Quan specifico per persone colpite dal Parkinson.
Corso Ginnastica del benessere - QiGong - DaoYin - DaoYin yangsheng gong 1° turno
DaoYin & QiGong
18:00 - 19:00
Studio delle sequenze classiche e moderne di DaoYin e di QiGong.
Corso Ginnastica del benessere - QiGong - DaoYin - DaoYin yangsheng gong 2° turno
DaoYin & QiGong
19:00 - 20:00
Studio delle sequenze classiche e moderne di DaoYin e di QiGong.
Mercoledì
Corso Taiji Quan tradizionale della famiglia Chen (principi del movimento) 1° turno
18:00 - 19:00
Studio dei principi fondamentali per comprendere la biomeccanica del corpo.
Corso Taiji Quan tradizionale della famiglia Chen (principi del movimento) 2° turno
19:00 - 20:00
Studio dei principi fondamentali per comprendere la biomeccanica del corpo.
Corso Taiji Quan tradizionale della famiglia Chen (elementi di combattimento tradizionale)
20:00 - 21:00
Applicazioni, combattimento tradizionale ed elementi di difesa personale.
Giovedì
Corso Ginnastica del benessere - QiGong - DaoYin - DaoYin yangsheng gong 1° turno
DaoYin & QiGong
18:00 - 19:00
Studio delle sequenze classiche e moderne di DaoYin e di QiGong.
Corso Ginnastica del benessere - QiGong - DaoYin - DaoYin yangsheng gong 2° turno
DaoYin & QiGong
19:00 - 20:00
Studio delle sequenze classiche e moderne di DaoYin e di QiGong.
Venerdì
Corso Ginnastica del benessere - QiGong - DaoYin - DaoYin yangsheng gong
DaoYin & QiGong
9:00 - 10:00
Studio delle sequenze classiche e moderne di DaoYin e di QiGong.
Stret & Flex
11:30 - 12:30
Esercizi di stretching per sciogliere il corpo e mantenerlo tonico ed elastico.
Corso Taiji Quan per Parkinsoniani
12:30 - 13:30
Taiji Quan specifico per persone colpite dal Parkinson.
Coniughiamo le conoscenze della tradizione cinese con le più moderne ricerche scientifiche. Qui di seguito alcuni libri che presentano come le neuroscienze e le scienze più in generale si sono decicati agli effetti del movimento corporeo sulla salute del fisico, della mente e dello spirito.
Presso il nostro centro proponiamo lo studio del Taiji Quan tradizionale di Chenjiagou della famiglia Chen.
Il Taiji Quan è un'arte marziale tradizionale cinese che offre l'opportunità di studiare i principi fondamentali della biomeccanica del corpo, di sviluppare la tonicità muscolare, la mobilità articolare, l'elasticità di tendini e legamenti, l'equilibriro, i riflessi e molte altre abilità.
Le numerose tecniche applicative di questa disciplina offrono la possibilità di sviluppare il lavoro a due imparando a gestire il confronto con l'altro sul piano fisico ed emotivo.
Come ogni arte marziale tradizionale, offre l'opportunità di coltivare la propria persona sviluppando la propria dimensione cognitiva e psicologica. Infine, permette di coltivare la propria dimensione spirituale offrendo una visione del mondo attraverso la cultura daoista.
La disciplina del DaoYin, conosciuta anche con il termine QiGong, vanta una tradizione lunga nel tempo. Le sue origini risalgono a più di 2500 anni fa in Cina.
La pratica delle sequenze di DaoYin permettono lo sviluppo della tonicità muscolare, dell'elasticità di tendini e legamenti, della mobilità articolare, e prevede un preciso lavoro della mente che permette di rilassare il sistema nervoso.
L'esecuzione delle sequenze richiede un attento lavoro di respirazione, stimolando l'aumento della capacità polmonare. In conclusione è un completo strumento per garantire la salute e il benessere generale del corpo e della mente.
Presso il nostro centro proponiamo differenti tipi di ginnastica che si prefiggono specifici obiettivi.
Il risveglio elastico è una ginnastica composta da esercizi di allungamento pensati per attivare il sistema muscolare e tendineo di prima mattina per affrontare al meglio la giornata.
Gin Tonic ginnastica tonica. Esercizi svolti prevalentemente in modalità anaerobica per sviluppare la tonicità, la forza e la potenza muscolare.
Ginnastica dolce. Esercizi specifici per anziani e grandi anziani volti a coltivare il benessere generale del corpo e in particolar modo l'equilibrio.
Ginnastica posturale. Esercizi specifici personalizzati per ogni persona volti a intervenire su zone del corpo che presentano dolori e contratture che riducono la qualità della vita quotidiana.
Stret and Flex. Esercizi di allungamento e di flessibilità da effettuare in pausa pranzo e/o sul posto di lavoro per mantenere il corpo sciolto.
Ginnastica del benessere è il nome che utilizziamo per presentare il DaoYin e il QiGong al largo pubblico.
La meditazione offre molteplici benefici, fra i quali: la riduzione dello stress e dell’ansia, il miglioramento della qualità del sonno, il potenziamento del sistema immunitario e l'abbassamento della pressione sanguigna e della frequenza respiratoria.
Presso il nostro centro proponiamo attività motorie specifiche per le persone colpite dal Parkinson, proponendo il metodo di lavoro sviluppato dal docente universitario e dal maestro di arti marziali Roberto Benetti.
Responsabile Safeguarding: Francesco Russo
E-mail: salvaguardia@dragoazzurro.it
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